hello guys
questo blog è dedicato alla scienza e alla natura....cercherò di postare cose interessanti e spero che vi piacciano
grz <3
Background Illustrations provided by: http://edison.rutgers.edu/

Il primo pipistrello pescatore
scoperto in Europa

Lungo meno di cinque centimetri, è in grado di catturare con gli artigli piccoli pesci. E’ la prima specie conosciuta in Europa in grado di farlo.

mammiferi,Spagna

Il volo notturno di un vespertilio dalle dita lunghe (Myotis capaccinii). Fotografia per gentile concessione Joxerra Aihartza.

Si tratta del vespertilio dalle dita lunghe (Myotis capaccinii), un piccolo pipistrello lungo intorno ai 40 centimetri e del peso di meno di dieci grammi. Si pensava che si nutrisse solo di insetti, ma nel 2003 gli scienziati avevano scoperto nelle sue feci tracce di lische e scaglie di pesce.

Joxherra Aihartza e i suoi colleghi dell’Università dei Paesi Baschi di Bilbao hanno cominciato a monitorare i comportamenti alimentari dei vespertili usando piccole radiotrasmittenti, e di recente sono riusciti a girare anche un video.

“Il pipistrello vola a pelo d’acqua e cattura con gli artigli piccoli pesci che vengono a nutrirsi in superficie, come la gambusia”, spiega Aihartza.
 


Altri pipistrelli nel resto del mondo hanno questa comportamento - come quelli della famiglia dei Noctilionidi, diffusi nell’America
del Sud - ma questa è la prima specie europea conosciuta capace di pescare. Anche se, precisa Aihartza, spesso preferisce gli insetti acquatici. “Crediamo sia una questione di disponibilità: ci sono stagioni in cui il pipistrello pesca di più. È un aspetto che stiamo studiando”.

Il vespertilio dalle dita lunghe vive nelle zone umide, lungo i corsi d’acqua, i canali, i laghi naturali o artificiali. Il suo areale comprende le coste mediterranee dell’Europa, del Marocco e dell’Algeria, ma si estende a est fino a comprendere Libano, Giordania e persino l’Iran.

Secondo l’Unione internazionale per la Conservazione della natura (IUCN), le principali minacce alla sopravvivenza della specie sono l’inquinamento delle acque, la costruzione di dighe e la scomparsa delle zone umide. “In Spagna è considerata già una specie in pericolo”, precisa Aihartza
fonte:national geographic

La strage delle volpi volanti

L’ondata di caldo in Australia sta mietendo vittime fra questi mammiferi

mammiferi,australia,clima

Volpi volanti in Australia. Fotografia di John Carnemolla/Corbis

Mentre negli USA si continuano a registrare temperature bassisime, l’Australia è stata investita da un’ondata di caldo senza precedenti. La temperatura in Queensland, sopra i 43 °C, sta causando la morte di decine di migliaia di volpi volanti, che rimangono a decomporsi nei parchi e nei giardini cittadini.

Le volpi volanti, i grandi pipistrelli tropicali che mangiano frutta, sono molto sensibili alle alte temperature, soprattutto i giovani. Sebbene cerchino rifugio sotto gli alberi dal sole diretto, le temperature sono tali da ucciderli per shock termico in tempi brevissimi.

Sotto gli alberi che fungono da posatoio si stanno così accumulando migliaia di corpi di pipistrelli, sino a 100.000, secondo le prime stime, appartenenti a varie specie. Le autorità locali hanno sconsigliato alla cittadinanza di rimuovere i corpi: animali moribondi potrebbero mordere o graffiare e trasmettere virus pericolosi come il lyssavirus, che porta la rabbia, e il virus hendra, portatore di una una zoonosi che colpisce principalmente i cavalli ma in secondo luogo anche gli esseri umani. Entrambe le malattie possono essere fatali.

Al momento però i consigli comunali di molte cittadine australiane non sono ancora
riusciti a organizzare la raccolta differenziata dei pipistrelli e migliaia di corpi giacciono abbandonati mentre sono già in avanzata putrefazione per via del forte caldo. Secondo quanto riportato dai residenti, l’odore è intollerabile e, associato al caldo estremo, rende intollerabili le strade di cittadine come Dayboro o Moreton Bay.

Moria senza precedenti

Lo scorso anno una simile ondata di calore aveva causato la morte di un migliaio di pipistrelli della specie Pteropus poliocephalus, volpi volanti a testa grigia, una specie rara e l’unico impollinatore noto di alcune specie di eucalipti.

Secondo l’edizione australiana del Guardian, tuttavia, la presente strage di volpi volanti è senza precedente alcuno. Le associazioni animaliste si stanno organizzando per salvare i piccoli rimasti orfani e quei pochi adulti trovati moribondi, ma per manipolarli occorrono esperti del settore che si siano precedentemente vaccinati contro la rabbia.

Le volpi volanti svolgono un ruolo ecologico importantissimo nelle foreste australiane perché fungono da impollinatori e dispersori di semi e questo potrebbe terminare un colpo pesantissimo all’ecosistem del Queensland, secondo la RSPCA (Royal Society for the Prevention of cruelty to animals
fonte:national geographic

Una colla per riparare
piccoli cuori infranti

A Boston un team di ricercatori ha creato un rivoluzionario adesivo, ispirato al mondo naturale, da utilizzare in delicati interventi chirurgici

di Stefania Martorelli

medicina,biologia,stati uniti

La colla, appicata sul punto da riparare, viene attivata dalla luce UV. Illustrazione per gentile concessione Brigham and Women’s Hospital, Boston

Pedro Del Nido svolge uno dei lavori più rischiosi del mondo: è un cardiochirurgo del Children Hospital di Boston. I suoi pazienti quindi sono sempre piccoli, spesso piccolissimi. Ma come si fa a riparare un organo sempre in movimento come il cuore, perdipiù se è minuscolo, senza creare i danni ai tessuti sani che le perforazioni di ago e filo inevitabilmente comportano?

La risposta sembrava semplice: con la colla, un tipo di soluzione già in uso in medicina per richiudere ferite. Ci voleva però una colla che non asciugasse troppo in fretta o troppo lentamente, ma quando lo decideva il chirurgo; che non fosse tossica, ma biodegradabile, e che soprattutto funzionasse anche in ambienti molto umidi, come appunto le aree di intervento chirurgico, sempre soggette a sanguinamenti.

Insomma, quello che cercava Del Nido sembrava il Santo Graal della medicina.

Quasi quattro anni fa, la sfida di Del Nido è stata raccolta da Jeffrey Karp, un bioingegnere del Bringham and Women’s Hospital, e da Robert Langer dell’MIT, che con Del Nido e altri (tra cui la trentenne italiana Assunta Fabbozzo) hanno appena pubblicato i risultati del loro lavoro sulla rivista
Science Translational Medicine

La colla inventata dal team, e finora testata con successo sui maiali, si chiama HLAA (hydrophobic light-activated adhesive), e come dice il suo nome, dopo essere stata applicata sul punto da riparare - un vaso sanguigno, o anche un cuore battente - viene attivata da pochi secondi di esposizione alla luce UV.

Una volta concluso l’intervento, il sigillante (biodegradabile) si dissolve nel corso delle settimane, consentendo ai tessuti di cui ha fatto parte di autoripararsi.
fonte:national geographic

Albert Einstein (Ulma, 14 marzo 1879Princeton, 18 aprile 1955) è stato un fisico e filosofo della scienza tedesco naturalizzato statunitense.

La sua grandezza consiste nell’aver mutato per sempre il modello di interpretazione del mondo fisico.

Nel 1905, ricordato come “annus mirabilis”, pubblicò tre articoli a contenuto fortemente innovativo, riguardanti tre aree differenti della fisica:

Nel 1921 ricevette il Premio Nobel per la fisicaper i contributi alla fisica teorica, in particolare per la scoperta della legge dell’effetto fotoelettrico”,[1] e la sua fama dilagò in tutto il mondo soprattutto per la teoria della relatività, in grado, per l’assoluta originalità, di colpire l’immaginario collettivo. Fu un successo insolito per uno scienziato e durante gli ultimi anni di vita la fama non fece che aumentare, al punto che in molte culture popolari il suo nome divenne ben presto sinonimo di intelligenza e di grande genio.

Oltre a essere uno dei più celebri fisici della storia della scienza, fu molto attivo in diversi altri ambiti, dalla filosofia alla politica, e per il suo complesso apporto alla cultura in generale è considerato uno dei più importanti studiosi e pensatori del XX secolo.

La sua immagine rimane a tutt’oggi una delle più conosciute del pianeta, avendone fatto e facendone largo uso anche il mondo della pubblicità: si è giunti infatti, inevitabilmente, alla registrazione del marchio “Albert Einstein”.

fonte:wikipedia

La rugiada è una precipitazione atmosferica in forma liquida che compare sul suolo e sulla vegetazione, quando il vapore acqueo contenuto nell’aria viene a contatto con superfici rese fresche dall’irraggiamento e quindi condensa in gocce d’acqua; la temperatura delle superfici non deve essere troppo bassa altrimenti il vapore si deposita come brina.

Nella stagione calda, la rugiada si forma per lo più su superfici che meno risentono del riscaldamento del terreno, come erba, foglie, tetti.

A causa della dipendenza dal bilancio della radiazione, gli accumuli di rugiada possono raggiungere un massimo teorico di 0,8 mm per notte; i valori misurati, tuttavia, molto raramente superano 0,5 mm. Nella maggior parte del mondo, la rugiada non può competere con la pioggia.

La rugiada è benefica per la vegetazione, perché mantiene alto il livello di umidità e perché riduce i danni dovuti ad eventuali periodi di siccità; è inoltre utile in quanto nelle zone desertiche questo fenomeno permette il formarsi della falda acquifera che alimenta i pozzi

fonte:wikipedia

Le fasi lunari descrivono il diverso aspetto che la Luna mostra durante il suo moto, causate dal suo diverso orientamento rispetto al Sole. Le fasi lunari si ripetono in un intervallo di tempo detto &#8220;mese sinodico&#8221;, pari a circa 29 giorni e mezzo. Il mese del nostro calendario è derivato da esso. Le fasi lunari sono dovute al moto di rivoluzione della Luna e al suo conseguente ciclico cambiamento di posizione rispetto alla Terra e al Sole.

Le fasi lunari descrivono il diverso aspetto che la Luna mostra durante il suo moto, causate dal suo diverso orientamento rispetto al Sole. Le fasi lunari si ripetono in un intervallo di tempo detto “mese sinodico”, pari a circa 29 giorni e mezzo. Il mese del nostro calendario è derivato da esso. Le fasi lunari sono dovute al moto di rivoluzione della Luna e al suo conseguente ciclico cambiamento di posizione rispetto alla Terra e al Sole.

Lo spazio cosmico (da qui in avanti chiamato spazio) è il vuoto che esiste tra i corpi celesti.[1] Non è completamente vuoto, ma contiene una bassa densità di particelle: soprattutto plasma di idrogeno ed elio, radiazione elettromagnetica, campi magnetici e neutrini. La teoria suggerisce che contiene anche materia oscura e energia oscura. Nello spazio tra le galassie, la densità della materia può essere ridotta a pochi atomi di idrogeno per metro cubo. La temperatura di base, come fissato dalla radiazione di fondo lasciata dal Big Bang, è di soli 3 kelvin; al contrario, le temperature nelle corone delle stelle possono raggiungere oltre un milione di kelvin. Plasma con una densità estremamente bassa e temperatura alta, come quelle del medium intergalattico tiepido-caldo e del medium tra ammassi di galassie, rappresenta la maggior parte della materia barionica comune nello spazio; concentrazioni locali si sono evolute in stelle e galassie. Lo spazio Intergalattico occupa la maggior parte del volume dell’universo, ma anche le galassie e i sistemi stellari sono composti quasi interamente da spazio vuoto. I viaggi spaziali sono ancora limitati alle vicinanze del Sistema Solare; il resto dello spazio, a parte l’osservazione passiva con telescopi, rimane inaccessibile all’uomo.

Non c’è un confine netto da cui comincia lo spazio. Tuttavia la linea Kármán, ad un’altezza di 100 chilometri sopra il livello del mare, è convenzionalmente utilizzata come l’inizio dello spazio ad uso dei trattati spaziali e per tenere traccia dei record aerospaziali. Il quadro di riferimento per il diritto spaziale internazionale è stato istituito dal Trattato sullo spazio extra-atmosferico, approvato dalle Nazioni Unite nel 1967. Questo trattato proibisce qualsiasi rivendicazione di sovranità nazionale e permette a tutti gli stati di esplorare lo spazio liberamente. Nel 1979, il trattato sulla Luna ha reso le superfici di oggetti come i pianeti, così come lo spazio orbitale attorno a questi corpi, giurisdizione della comunità internazionale. Ulteriori delibere riguardanti lo spazio sono state redatte dalle Nazioni Unite, senza tuttavia aver escluso il dislocamento di armi nello spazio.

fonte:wikipedia

The Dodo (Raphus cucullatus) is an extinct flightless bird that was endemic to the island of Mauritius, east of Madagascar in the Indian Ocean. Its closest genetic relative was the also extinct Rodrigues Solitaire, the two forming the subfamily Raphinae of the family of pigeons and doves. The closest living relative of the Dodo is the Nicobar Pigeon. A white Dodo was once incorrectly thought to have existed on the nearby island of Réunion.
Subfossil remains show the Dodo was about 1 metre (3.3 feet) tall and may have weighed 10–18 kg (22–40 lb) in the wild. The Dodo&#8217;s appearance in life is evidenced only by drawings, paintings and written accounts from the 17th century. Because these vary considerably, and because only some illustrations are known to have been drawn from live specimens, its exact appearance in life remains unresolved. Similarly, little is known with certainty about its habitat and behaviour.[3] It has been depicted with brownish-grey plumage, yellow feet, a tuft of tail feathers, a grey, naked head, and a black, yellow, and green beak. It used gizzard stones to help digest its food, which is thought to have included fruits, and its main habitat is believed to have been the woods in the drier coastal areas of Mauritius. One account states its clutch consisted of a single egg. It is presumed that the Dodo became flightless because of the ready availability of abundant food sources and a relative absence of predators on Mauritius.
The first recorded mention of the Dodo was by Dutch sailors in 1598. In the following years, the bird was hunted by sailors, their domesticated animals, and invasive species introduced during that time. The last widely accepted sighting of a Dodo was in 1662. Its extinction was not immediately noticed, and some considered it to be a mythical creature. In the 19th century, research was conducted on a small quantity of remains of four specimens that had been brought to Europe in the early 17th century. Among these is a dried head, the only soft tissue of the Dodo that remains today. Since then, a large amount of subfossil material has been collected from Mauritius, mostly from the Mare aux Songes swamp. The extinction of the Dodo within less than a century of its discovery called attention to the previously unrecognised problem of human involvement in the disappearance of entire species. The Dodo achieved widespread recognition from its role in the story of Alice in Wonderland, and it has since become a fixture in popular culture, often as a symbol of extinction and obsolescence. It is frequently used as a mascot on Mauritius.
fonte:wikipedia

The Dodo (Raphus cucullatus) is an extinct flightless bird that was endemic to the island of Mauritius, east of Madagascar in the Indian Ocean. Its closest genetic relative was the also extinct Rodrigues Solitaire, the two forming the subfamily Raphinae of the family of pigeons and doves. The closest living relative of the Dodo is the Nicobar Pigeon. A white Dodo was once incorrectly thought to have existed on the nearby island of Réunion.

Subfossil remains show the Dodo was about 1 metre (3.3 feet) tall and may have weighed 10–18 kg (22–40 lb) in the wild. The Dodo’s appearance in life is evidenced only by drawings, paintings and written accounts from the 17th century. Because these vary considerably, and because only some illustrations are known to have been drawn from live specimens, its exact appearance in life remains unresolved. Similarly, little is known with certainty about its habitat and behaviour.[3] It has been depicted with brownish-grey plumage, yellow feet, a tuft of tail feathers, a grey, naked head, and a black, yellow, and green beak. It used gizzard stones to help digest its food, which is thought to have included fruits, and its main habitat is believed to have been the woods in the drier coastal areas of Mauritius. One account states its clutch consisted of a single egg. It is presumed that the Dodo became flightless because of the ready availability of abundant food sources and a relative absence of predators on Mauritius.

The first recorded mention of the Dodo was by Dutch sailors in 1598. In the following years, the bird was hunted by sailors, their domesticated animals, and invasive species introduced during that time. The last widely accepted sighting of a Dodo was in 1662. Its extinction was not immediately noticed, and some considered it to be a mythical creature. In the 19th century, research was conducted on a small quantity of remains of four specimens that had been brought to Europe in the early 17th century. Among these is a dried head, the only soft tissue of the Dodo that remains today. Since then, a large amount of subfossil material has been collected from Mauritius, mostly from the Mare aux Songes swamp. The extinction of the Dodo within less than a century of its discovery called attention to the previously unrecognised problem of human involvement in the disappearance of entire species. The Dodo achieved widespread recognition from its role in the story of Alice in Wonderland, and it has since become a fixture in popular culture, often as a symbol of extinction and obsolescence. It is frequently used as a mascot on Mauritius.

fonte:wikipedia

Meraviglie naturali: 5 nuovi siti Patrimonio dell&#8217;Umanità
FOTOGALLERIA Oltre l&#8217;Etna, la lista dei World Heritage Sites dell&#8217;UNESCO si è arricchita di nuovi straordinari luoghi da proteggere. Eccone alcuni
di Jane J. Lee
Splendore aridoFotografia di George Steinmetz, National GeographicCinque nuove meraviglie selvagge si sono aggiunte alla lista dei magnifici 217 siti naturali del World Heritage Sites. E uno di questi è a casa nostra. (Vedi: Le più belle foto dell&#8217;Etna, nuovo Patrimonio dell&#8217;Umanità)  Il World Heritage Committee dell&#8217;UNESCO seleziona ogni anno i siti da includere in base a una rosa di proposte. Guidato dalla World Heritage Convention - creata nel 1972 - il comitato ha il compito di selezionare e assicurare la protezione di aree di interesse naturale o culturale dallo &#8220;straordinario valore universale&#8221;.Per far parte della lista il sito deve rispondere ad almeno uno di questi criteri: - Ospitare fenomeni naturali straordinari o aree di eccezionale bellezza e importanza estetica;- Rappresentare straordinari esempi di fasi fondamentali della storia del pianeta, tra cui testimonianze di forme di vita, importanti processi geologici in corso, o significative caratteristiche geomorfologiche e fisiche; - Costituire straordinari esempi di processi ecologici o biologici in corso nell&#8217;evoluzione e lo sviluppo di ecosistemi terrestri, marini, costieri o d&#8217;acqua dolce e di comunità di piante e animali; - Ospitare i più importanti e significativi habitat naturali per la conservazione in situ della biodiversità, incluse le aree che ospitano specie minacciate di straordinario valore universale per la scienza o la conservazione.L&#8217;Erg del Namib (nella foto), il mare di sabbia che si estende lungo la costa sudoccidentale dell&#8217;Africa dal Sudafrica all&#8217;Angola, è il primo sito naturale da dieci anni a questa parte a rispondere a tutti e quattro questi criteri, come già a suo tempo fu per le isole Galapagos o la Grande Barriera Corallina in Australia.fonte:natiional geographic

Meraviglie naturali: 5 nuovi siti
Patrimonio dell’Umanità

FOTOGALLERIA Oltre l’Etna, la lista dei World Heritage Sites dell’UNESCO si è arricchita di nuovi straordinari luoghi da proteggere. Eccone alcuni

di Jane J. Lee

Splendore arido
Fotografia di George Steinmetz, National Geographic

Cinque nuove meraviglie selvagge si sono aggiunte alla lista dei magnifici 217 siti naturali del World Heritage Sites. E uno di questi è a casa nostra.

(Vedi: Le più belle foto dell’Etna, nuovo Patrimonio dell’Umanità)

Il World Heritage Committee dell’UNESCO seleziona ogni anno i siti da includere in base a una rosa di proposte. Guidato dalla World Heritage Convention - creata nel 1972 - il comitato ha il compito di selezionare e assicurare la protezione di aree di interesse naturale o culturale dallo “straordinario valore universale”.

Per far parte della lista il sito deve rispondere ad almeno uno di questi criteri:

- Ospitare fenomeni naturali straordinari o aree di eccezionale bellezza e importanza estetica;

- Rappresentare straordinari esempi di fasi fondamentali della storia del pianeta, tra cui testimonianze di forme di vita, importanti processi geologici in corso, o significative caratteristiche geomorfologiche e fisiche;

- Costituire straordinari esempi di processi ecologici o biologici in corso nell’evoluzione e lo sviluppo di ecosistemi terrestri, marini, costieri o d’acqua dolce e di comunità di piante e animali;

- Ospitare i più importanti e significativi habitat naturali per la conservazione in situ della biodiversità, incluse le aree che ospitano specie minacciate di straordinario valore universale per la scienza o la conservazione.

L’Erg del Namib (nella foto), il mare di sabbia che si estende lungo la costa sudoccidentale dell’Africa dal Sudafrica all’Angola, è il primo sito naturale da dieci anni a questa parte a rispondere a tutti e quattro questi criteri, come già a suo tempo fu per le isole Galapagos o la Grande Barriera Corallina in Australia.

fonte:natiional geographic